
Alcuni hanno il problema di come investire (o riciclare) enormi quantità di denaro. La foto che vedete sopra è alquanto eloquente: Reggio Emilia trasformata in una lavatrice di denaro di cui è difficile distinguere il grado di pulizia o il grado di sporcizia.
Si chiamano “Alloggi privati di Edilizia Convenzionata”, destinati all’affitto. Sono una maniera per consentire la realizzazione di edifici in cui gli inquilini possono pagare affitti fuori dal mercato in condizioni protette. Accordi territoriali, con le associazioni degli inquilini, avvisi di interesse pubblico, cioè bandi per l’accesso per le persone più povere, tabelle con apposite tariffe: tutto ciò non difende il cittadino dalle grinfie di chi è ingordo e sempre più ingordo sarà. La spalla dei partiti a queste persone va demolita.
La storia che vi racconto è di uno dei tanti giovani che hanno subito una lunga serie di ingiustizie: comincia nell’estate del 2008 (2008!), va ancora avanti. Ora questo giovane si è rivolto agli organi competenti del comune ma noi la storia la vogliamo raccontare.
Una storia nella quale il palazzinaro ottiene il permesso a costruire solo a beneficio della collettività in cui invece specula, come sempre. Il giovane, dopo aver saputo di essere stato ammesso in graduatoria si rivolge direttamente al cantiere, come indicatogli dagli uffici comunali preposti. In cantiere gli viene chiesto un affitto di 500 euro mensili: in base alle tabelle degli accordi dovevano essere 400 euro mensili, scoprirà solo più tardi il contenuto di quegli accordi e delle tabelle esplicative.
La casa viene costruita due mesi prima del tempo, è una palazzina di quelli a tre o quattro piani di quella campagna ormai martoriata di costruzioni tutte uguali, senza servizi vicini, che vogliono l’auto, le infrastrutture che paghiamo con le nostre bollette per portarci le fogne, l’acqua, le strade, sempre più distanti, sempre più costose.
I neo inquilini entrano nelle case con due mesi di anticipo, il trasloco viene fatto senza ascensore, ancora non attivo. Quando si recano all’Anagrafe per spostare la residenza si sentono rispondere: “Ma questo indirizzo non esiste!!”. Si accorgono del prospetto informativo con tanto di tabelle e si ribellano una prima volta: stanno pagando più del previsto. Allora gli viene presentato un nuovo prospetto dal palazzinaro, che giustifica con delle migliorie il sovracosto. Tra le migliorie: allaccio alla rete del gas! Che come si sa è un normale servizio fornito da chi eroga il servizio, e altre ovvietà senza cui una casa non può esistere. Registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate: il palazzinaro chiede ad ogni condomino 173 euro invece dei 73 di bolli normalmente previsti.
Viene presentato un bilancio del condomino, peraltro sollecitato dagli stessi condomini: il palazzinaro pareva dimenticarsi che ci fosse bisogno di un condominio. Il prospetto delle spese è esorbitante. I condomini si rivolgono ad un sindacato degli inquilini che aggiusta l’ennesimo sopruso, ma il bello deve ancora cominciare.
La casa è stata costruita su una falda e l’acqua è davvero a pochi metri dal piano campagna. Alla prima pioggia si allaga tutto. Le cantine vengono invase di acqua e tutti i beni del recente trasloco vanno persi. Si allaga il vano dell’ascensore: non è stata fatta nessuna coibentazione! Una casa che non è coibentata e consente all’umidità di entrare dal basso è una casa che fa schifo dal punto di vista energetico! Fredda di inverno e caldo umida d’estate. Ora il pavimento dei garage si sta inclinando paurosamente. Non è L’Aquila, è Reggio Emilia. Arriva qua il momento in cui, dopo numerose segnalazioni, gli Uffici comunali competenti si attivano. Vedremo come andrà a finire.
Se avete altre storie come questa, ricordatevi che noi andiamo in Comune per questo. Storie in cui la mancanza di controlli della macchina comunale generano ogni sorta di obbrobrio.
Vicini ai soldi degli amici, lontani dai cittadini, LORO.
Lontani dai partiti, vicini ai cittadini, NOI.