Le nostre idee per Reggio Emilia
L’occasione di riprendere il futuro nelle proprie mani passa attraverso un programma per una Reggio a Cinque Stelle, la Reggio Emilia della partecipazione civica alle decisioni, della mobilità efficiente e sostenibile di Internet per tutti, di Rifiuti Zero, dell’Acqua pubblica, dell’economia innovativa.
Questi i nostri Obiettivi.
Questo il nostro Cronoprogramma.
Qui invece puoi trovare il nostro Programma che aggiorneremo giorno per giorno in base ai suggerimenti dei cittadini.
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domenica 8 febbraio 2009 22:06
bene tutto, segno di fertilità. ma qualcosa su come evitare le buche delle strade?
domenica 8 febbraio 2009 22:11
Sono d’accordo con la maggior parte di quello che c’e scritto, ma non capisco/approvo 2 cose:
- Chi sono i baroni dell’ospedale? Coloro che hanno fatto 40 anni di carriera o coloro che occupano un posto senza meritarlo?
- Software libero non vuol dire gratuito. Se vogliamo davvero “educare” le persone, forse e’ meglio presentarlo per quello che e’..
domenica 8 febbraio 2009 22:25
Per Alice: giusta domanda a cui abbiamo dato risposte alcune volte. Nelle linee guida che vedi sopra lo trovi al punto 2 di investimenti sicuri, contenendo l’espansione della città trovi meno km di strade da manutenere. E’ spiegato bene anche qui:
http://www.grillireggiani.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=201:buche-in-strada-nasce-il-la-tv-di-reggio-5-stelle&catid=36:localeinformazione&Itemid=7
http://www.grillireggiani.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=163:buche-in-strada-le-veri-ragioni&catid=47:comunicati-stampa&Itemid=26
In pratica vogliamo, puntando sulla comunicazione ai cittadini, rifare fondi stradali e manti migliori, che durano di più. Molto di più, anche tre volte. Il manto per noi deve essere drenante, fonoassorbente e fotocatalitico. SEMPRE
domenica 8 febbraio 2009 22:25
Riguardo all’open source, hai perfettamente ragione, quella parentesi lascerebbe intendere che gratuito = open source, ma è utile precisare che le due cose sono diverse: open source significa, appunto, “codice aperto”, ovvero programmi dei quali viene fornito all’utente anche il codice sorgente, mentre gratuito significa che per utilizzare il programma non è necessario pagare nessuna licenza. Esiste parecchio software open source ma a pagamento e, viceversa, parecchio software gratuito a codice chiuso (i cosiddetti freeware di cui, però, non è disponibile il codice!).
Pertanto, grazie della segnalazione, provvederemo a rendere più chiara la distinzione, correggendo le linee guida.
domenica 8 febbraio 2009 22:38
Intanto congratulazioni!!
Le vostre proposte sono innovative ed avete colto in pieno le emergenze della città.
Siete una bella squadra, vi ammiro e vi sosterrò nel vostra ascesa per sconfiggere la “società dell’appartenza” che spesso piega ed ingloba anche i cittadini più volenterosi.
Non lasciatevi mai frenare dalle polemiche distruttive ma aprite le ali e spiccate il volo,
con stima
Maria
domenica 8 febbraio 2009 22:41
Abbiamo provveduto a modificare le linee guida, dopo la segnalazione di Luca.
Il punto 7 sull’open source è diventato: “Investire in professionalità, risparmiare in licenze. Il software open source permette di far funzionare meglio la macchina comunale semplicemente sostituendo i sistemi proprietari (a codice chiuso) con sistemi a codice aperto e gratuiti, pagando professionisti che migliorino il software invece di costose licenze di programmi pieni di bug. Zero investimenti in licenze, più posti di lavoro, più efficienza e sicurezza informatica della macchina comunale.”
domenica 8 febbraio 2009 22:49
Finalmente trovo un programma che parla di TMB, sfruttare la potenzialita’ dei liquami (e spazio agli allevatori), visure on-line, rinnovabili ….etc..etc… FINALMENTE. Sono con voi. Saluti
domenica 8 febbraio 2009 23:06
Risposta a Luca
I Baroni sono i Direttori delle Cliniche Universitarie, troppo spesso nominati per la loro appartenenza a logge massoniche o per i loro apppoggi “in alto loco”. Raramente vengono nominati per reale meritocrazia.
All’Ospedale di Reggio, il cui livello assistenziale è sicuramente di alto profilo, con alcuni reparti di assoluta eccellenza a livello nazionale, non figurano Baroni , in quanto non è un Ospedale Universitario.
La frase -No ai Baroni nell’Ospedale di Reggio- va interpretata nel senso che non vogliamo proprio che ci mettano piede: la tua richiesta di chiarimento è sacrosanta.
Lasciami segnalare una delle differenze tra il cosiddetto Primario Ospedaliero e un Direttore universitario: il primo è sottoposto a un giudizio da parte del Direttore Generale e il suo incarico è di 5 anni. Se lavora bene viene confermato , altrimenti gli viene revocato l’incarico.
Un Direttore Universitario, se è Professore Ordinario ( il massimo grado accademico), è inamovibile fino altre i 70 anni, qualunque danno faccia.
Si tratta di una stortura dell’Università Italiana che rende gli Ordinari eterni come il Papa ed è una delle cause dell’arretratezza dei ns. atenei, raramente al passo con i tempi.
lunedì 9 febbraio 2009 09:17
scusate, quale sarà la differenza tra 4 pagine e 10? dico nel programma? dovrete essere comunque sintetici. vi consiglio di puntare sugli slogan e sul pesare ogni parola, altrimenti si rischia di rimanere generici
lunedì 9 febbraio 2009 10:55
Ringrazio sia Davide per la correzione (che mi e’ cara lavorandoci dentro
) e Italo per il chiarimento. La mia domanda sui Baroni era infatti piu sulla meritocrazia dell’assegnamento che altro.
Se non altro voi ascoltate.
lunedì 16 febbraio 2009 16:25
carissimi sento sempre più spesso amiche e in parte anche amici (mariti delle amiche) che si lamentano del fatto di non avere tempo per stare con i loro figli e quando ci sono sono presi da mille altri pensieri ed occupazioni e la cosa è sentita tanto più se i pupi sono piccoli.
Lamentano oltretutto che ammesso di riuscire a far prendere alle scuole i figli si trovano a dover pagare cifre impressionanti (soprattutto se hanno più di un figlio) per le certo ottime scuole dell’infanzia reggiane ma che alla fine dei conti contano assai sul bilancio familiare a fine mese.
Perchè non pensare a qualche forma di riconoscimento per quelle neo mamme e papà (ovviamente il discorso vale per uno dei due coniugi) che decidono di voler lavorare per l’allevamento della loro prole e della famiglia in modo tranquillo?
Lungi da me e da voi l’idea che io stia proponendo una forma di segregazione dei genitori anzi o di ritorno al non diritto al lavoro per chicchessia ma se i lamenti sono sinceri (e a me lo sembrano proprio a sentirli così ripetutamente) perchè non pensare ad un modo per offrire l’opportunità di poter seguire la famiglia senza dover correre tra lavoro, traffico, incastri impossibili, con immancabile ricaduta negativa sulla qualità dei rapporti familiari?
Più di una volta mi sono sentito dire “se avessi un riconoscimento del lavoro che svolgo in casa per la famiglia col cavolo che mi sbatterei su e giu per prendere due soldi che poi vanno in asili, trasporto, tensioni e medicine!”
Magari si può pensare per chi gia occupato una forma di mantenimento del lavoro per un tot di anni a stipendio momentaneamente azzerato in attesa di ripresa. Ma forse questo aspetto c’è gia!
Insomma che ne dite?
Ciao alla prossima.
lunedì 16 febbraio 2009 17:53
Ciao Fernando. Pur non essendo un esperto del settore mi rifaccio a questo testo eplicativo http://www.handylex.org/schede/congedimaternita.shtml dove si chiarisce qual’è oggi la situazione in campo del sostegno alla maternità e alla paternità. Come tu e i tuoi amici saprete bene il discorso cambia quando il bambino cresce. In altri pasi il sotegno è ben maggiore. Tuttavia la sfida proposta va considerata: riprendendo l’asilo dei nonni di cui sopra cosa potrebbe succedere se in detemrinati periodi della vita fosse lo stesso genitore ad assumere il ruolo di “maestro/a d’asilo”? Qui si entra anche in un campo, quello dei sussidi alle famiglie, in cui è lo Stato a fare la parte del leone, specie in materia di contratti di lavoro in cui ad un periodo di congedo segua la tutela del posto stesso. E’ però indubbio che, considerata la eventuale spesa che il comune sostiene per garantire il diritto all’asilo del bambino, ciò possa essere girato alla mamma papà che si impegna nella sua educazione. é una posizione da considerare. Chiedo a chi nella lista sull’argomento è più ferrato di me di contribuire.
domenica 1 marzo 2009 15:23
Ciao a tutti!
Volevo aggiungere ai tanti commenti anche un mio pensiero. Mi sembra che la vera novità del programma della lista a 5 stelle sia la commistione tra fonti energetiche alternative e nuova economia sostenibile. L’attuale crisi ha mostrato tutti i limiti e la faccia “sporca” del mercato globale e della finanza spregiudicata. E’ ora di tornare al mercato “per” gli uomini e lasciare a casa il mercato “di” uomini. L’economia deve cambiare e deve mettere al suo centro l’uomo, ma non solo negli slogan, anche nella realtà dei fatti. Qualche imprenditore comincia a farlo. L’altro mercato dei Gas (gruppi di acquisto solidale) comincia a influenzare il mercato e questo è secondo me un bene. Ci hanno tolto, ormai da molto tempo, lo status di cittadini, sfruttiamo allora il nostro essere consumatori per influenzare
l’economia e renderla sempre più etica e umana. Se le amministrazioni non fossero così ottuse e retrograde, capirebbero che lanciare una città sulla strada di Rifiuti Zero, può portare solo nuovi posti di lavoro e ambiente pulito. Economia+ambiente= nuovi posti di lavoro
giovedì 5 marzo 2009 12:09
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venerdì 6 marzo 2009 10:43
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giovedì 16 aprile 2009 11:07
riguardo agli asili, oltre a progettare eventuali aiuti a quei genitori che volessero rinunciare agli asili per accudire essi stessi i propri figli, si potrebbe pensare anche ad una forma di incentivi a chi, in qualità di genitori, si impegnerebbe ad accudire oltre che i propri figli, anche quelli di altri genitori, impossibilitati a pagare le rette degli asili, con un modello simile a quello francese. Ho presentato, infatti, nel programma anche questa possibilità